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Bologna 09 Luglio 2015 e Marina di Ravenna 10 Luglio 2015

Esperienza Emiliana terminata, è stata una tappa divisa in due, ricca di confronti.

Il 09 Luglio mi sono fermata a Bologna per presentare il mio libro presso la nuova sede AGD di Bologna, è stato un incontro costruttivo, sono state molte le domande che mi sono state poste dai bambini e dai genitori presenti. Mi auguro di essere riuscita a trasmettere un pò di energia e positività, un bambino mi ha chiesto se quando ero a scuola venivo presa in giro dai miei compagni di classe a causa del diabete, gli ho risposto che da questo punto di vista sono stata fortunata perchè nessuno mi ha mai derisa per la mia condizione di salute, lui mi ha risposto spiegandomi che nella sua classe tutti lo prendono in giro. Da qui si comprende come ci sia ancora tanto da fare per questa patologia, tenendo conto che gli stupidi nella vita capita di incontrarli, ho comunque detto a quel bambino di ignorare quella gente, perchè lui non ha nulla di cui vergognarsi.

Il 10 Luglio mi sono spostata su Marina di Ravenna dove grazie al Dott. Paolo Di Bartolo ed alle Associazioni Ravennesi era stata organizzata la tappa sportiva del tour Volando sulle Onde della Vita.

Alle 15:30 si è tenuta la conferenza stampa presso una sala messa a disposizione dallo Yachting Club di Marina di Ravenna, con la presenza di consiglieri Regionali, del Direttore Sanitario dell’ospedale di Ravenna, del Sindaco del Comune di Ravenna, del Comandante della Capitaneria di Porto, del Dott. Di Bartolo e di alcuni rappresentanti delle associazioni Ravennesi.

Mentre si parlava con i giornalisti io pensavo a quello che da li a poco avrei dovuto fare, la mattina c’era stato un forte vento che aveva una velocità di 27 km/h, alle 16:00 era calato di molto quindi speravo di poter rispettare il percorso che era stato tracciato per me in acque libere.

Il Comandante della Capitaneria di Porto però mi ha comunicato che per una questione di sicurezza non poteva consentirmi di effettuare la traversata in acque libere perchè il moto ondoso persisteva, ho provato a chiedere di darmi la possibilità di vedere il mare per rendermi conto della situazione e decidere cosa fare, ma dal porto non c’era questa possibilità. Quindi la decisione ufficiale è stata quella di farmi nuotare nelle acque interne del porto per un breve tratto, l’idea non mi è piaciuta particolarmente, perchè il colore dell’acqua era indescrivibile, ho quindi rivolto una domanda in tono scherzoso al Comandante chiedendogli se per immergermi li conveniva farmi fare qualche vaccinazione particolare.

Comunque oramai ero in ballo e quindi ho accettato la decisione presa, trovandoci sul molo mi hanno fatta salire su una imbarcazione della Capitaneria di Porto che mi avrebbe accompagnata un pò più al largo,  mentre decidevano da quale punto della barca dovevo gettarmi ho salutato la gente che si era fermata sul molo per guardare la partenza. Quando è stato deciso il lato dal quale dovevo scendere in acqua, un marinaio ha aperto il varco sganciando la corda che lo teneva chiuso, quindi io con le idee un pò confuse, mi sono lanciata in un tuffo. In una frazione di secondo mi sono resa conto dell’altezza dell’imbarcazione, è stato un pò come succede ai personaggi dei cartoni animati, quando rimangono sospesi nel vuoto con una nuvoletta sulla testa e poi cadono giù a picco. Anch’io sono rimasta sospesa nel vuoto pensando “o cavolo è troppo alto non dovevo gettarmi così” ma oramai era tardi per fare altro, quindi ho effettuato un tuffo rovinoso, scomponendomi ed inarcandomi, ho rotto gli occhialini ed ho quindi dovuto nuotare ad occhi chiusi.

La corrente in acqua era forte, c’era l’onda lunga che non mi permetteva di nuotare dritta, gli occhi mi bruciavano tantissimo, mi avevano detto di puntare e raggiungere un elica bianca che era presente sul molo opposto, arrivata li ho girato per tornare in dietro, dopo poco si è accostato a me un gommone della Guardia Costiera chiedendomi di salire su perchè dovevano riportarmi allo Yachting Club.

Ovviamente non sono soddisfatta della prestazione sportiva, perchè non c’è stata una reale prestazione sportiva, ma sono felice per l’incontro avuto dopo con i ragazzi diabetici e con le loro famiglie che si è tenuto nello stabilimento balneare Zanzibar.

Le domande poste dai genitori e dai medici sono state numerose, ed anche qui spero di aver portato un pò di positività, non è il diabete a fermarci, è un ostacolo in più ma può essere gestito.

Ho appreso come l’Emilia Romagna tutta sia una regione virtuosa dal punto di vista di gestione della problematica diabetologica su tutto il territorio, mi auguro che le loro idee possano essere presto trasferite anche ad altre regioni italiane.

 

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monica

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12 lug, 2015

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